Restauro materiale lapideo

Dopo un’attenta indagine sul mercato per scoprire nuove tecniche e metodologie sempre più all’avanguardia, e con caratteristiche adatte al settore del restauro d’opere monumentali e architettoniche, la presente ditta è riuscita a trovare un metodo innovativo di pulizia, che funziona sfruttando un vortice elicoidale a bassissima pressione (0,1 – 1 BAR), l’utilizzo di una gamma di granulati neutri finissimi di varia granulometria (5 – 300 micron), durezza (1 – 4 Mohs) e trovando indicazione una bassissima quantità di acqua (5 – 60 Lit./h), riuscendo quindi ad ottenere ottimi risultati di pulitura nel pieno rispetto delle Raccomandazioni Normal 20/85 su superfici sporche da smog, incrostazioni calcaree, croste nere, graffiti, alghe, muschi e licheni. Questo sistema può anche essere utilizzato con acqua deionizzata, assicurando in tal modo una migliore efficienza, poiché la superficie da pulire viene in contatto con acqua priva di ioni, e perciò con una più elevata azione solvente. Lo stesso sistema può essere utilizzato con gli stessi risultati senza l’uso di acqua. Anche in questo caso la pulitura rimane graduabile, selettiva e perfettamente controllabile, quindi applicabile a qualsiasi tipo di pietra, anche alle più deteriorate, previo consolidamento.
In questo modo, si può togliere lo sporco senza doverlo sciogliere e rimuovere mediante applicazione di compresse imbevute da soluzioni di sali inorganici, carbonato o bicarbonato d’ammonio, che durante la loro azione penetrano nei pori dei materiali sottoposti al trattamento, causando così inevitabili fioriture dello stesso che si manifesteranno nel tempo, nonostante la più accurata pulizia e asportazione dei residui. E’ inoltre eliminato l’uso delle microsabbiature in quei punti dove normalmente è difficile arrivare, evitando così di danneggiare la patina di invecchiamento.

Ovviamente questo sistema, non sempre, è utilizzabile, specialmente in ambienti chiusi come può essere un museo o quant altro; la DZ SERVIZI & C. s.n.c. quindi, conosce ed applica anche le più comuni tecniche di pulitura ad impacchi.

Prima della procedura di pulitura, in ogni caso, si procede al preconsolidamento, cioè al ristabilimento della coesione delle superfici maggiormente degradate, mediante impregnazione di resina consolidante acril-siliconica, per mezzo di pennelli, con l’interposizione di carta giapponese oppure ad iniezione all’interno delle fessure con siringhe e pipette. Sarà effettuato il fissaggio di piccoli frammenti in via di distacco o già staccati con iniezione di resina epossidica, nei casi di maggiore entità l’operazione di ancoraggio avverrà dopo previa pulitura delle due superfici di contatto, con resina epossidica ed eventuale inserimento di perni di acciaio o in vetroresina.
Prima della pulitura, si procederà anche, alla disinfezione biologica, mediante applicazione a spruzzo o pennello di biocidi a largo spettro d’azione, la procedura sarà conclusa con abbondanti lavaggi con acqua e spazzole in setole morbide per eliminare eventuali residui di prodotto.
Arrivati a questo punto, si può procedere alla pulitura, come sopra descritta, a sistema aereoveicolato a pressione variabile usato con una gamma di granulati neutri finissimi di varia granulometria, o mediante impacchi. Durante la fase di pulitura, si procederà alla rimozione o abbassamento di stuccature eseguite negli interventi precedenti con materiali che per composizione possono interagire con la pietra, o che hanno perduto la loro funzione conservativa ed estetica. Tale operazione verrà eseguita sia con mezzi manuali (bisturi, scalpelli, martelline, ecc.) sia con mezzi meccanici (microsabbiatrici, microscalpello, vibroincisori, ecc.).
L’elemento lapideo potrà poi essere consolidato con un prodotto molto fluido e costituito da sostanze aventi molecola corta per garantire una buona penetrazione, fino all’ancoraggio con il nucleo sano sottostante. Il prodotto dovrà rispondere inoltre a buoni requisiti di resistenza e traspirabilità al vapore acqueo.
In caso l’elemento lapideo necessiti di un consolidamento più approfondito, perché estremamente degradato, si, potrà procedere con l’impregnazione mediante tasche riempitive, o mediante impregnazione a sottovuoto.
Il principio su cui si basa l’impregnazione a tasche, è quello della capillarità. Infatti, il sistema nasce dalla necessità di tenere a contatto, per un periodo determinato, la sostanza consolidante con la pietra degradata, cercando di non far evaporare troppo velocemente il solvente per stabilire un solido legame tra il materiale alterato e quello integro. Il sistema a tasche è facilmente usato per intervenire su elementi di piccole dimensioni, quali bassorilievi, capitelli, statue ecc., costituiti da pietre porose. Man mano che aumenta la superficie da trattare, aumenta anche la quantità e quindi il peso del consolidante da impiegare, e le operazioni di contenimento del prodotto sarebbero di tale difficoltà da impedire un controllo completo della tecnica. In questi casi è preferibile procedere per settori di dimensioni idonee a un controllo ottimale delle operazioni.
L’impregnazione a tasche consiste nel riprodurre in cantiere le stesse condizioni sperimentate in laboratorio, confidando perciò il sistema costituito dalla pietra e dal consolidante con una barriera stagna; in tal modo si viene a creare una camera in cui la resina può penetrare per azione capillare.
Prima di procedere all’impregnazione, si può essiccare il materiale per mezzo di sistema monitorato di disidratazione a frequenze micropulsate, in modo che risulti molto più assorbente, e si acceleri così l’azione di consolidamento.
L’impregnazione a sottovuoto invece, consiste nel creare uno spazio privo di aria, occupato solo da gas con pressione inferiore a quell’atmosferica.
Il metodo è efficace per aumentare la penetrazione del consolidante all’interno del manufatto, attorno al quale viene creato un vuoto ,parziale. La minore pressione all’interno di un corpo rispetto all’ambiente esterno contribuisce a una più rapida diffusione di una sostanza liquida o gassosa e a una sua migliore distribuzione, in quanto il fluido, che si trova in equilibrio con l’ambiente e quindi a una pressione maggiore rispetto all’oggetto, tende a occupare tutte le cavità e i pori disponibili per ristabilire l’equilibrio barico tra l’interno e l’esterno.
Un altro intervento di consolidamento, può essere tramite iniezione a pressione con push up system, un sistema che funge da ventosa e permette di far assorbire al elemento lapideo, molto più facilmente, il prodotto consolidante.
L’intervento successivo, è la stuccatura, che sarà realizzata utilizzando impasti di inerte, polvere di pietra di vario colore e legante del tipo calce idraulica che abbiano caratteristiche di colore, porosità e modulo elastico il più possibile vicine a quella della pietra da trattare; la stuccatura ha lo scopo di colmare le lacune e le discontinuità presenti sulla superficie della pietra, qualsiasi sia la loro origine. Verranno eseguite le microstuccature nei casi di esfoliazione, microfratturazioni, microfessurazione, scagliatura, pitting, per impedire o rallentare l’accesso dell’acqua piovana e dell’umidità atmosferica all’interno della pietra degradata. Quest’operazione avverrà mantenendo la stuccatura ad un livello leggermente ribassato a quello della superficie lapidea, per rendere la stuccatura stessa, sempre perfettamente riconoscibile.
Infine si applicherà, a pennello o a spruzzo, il protettivo, necessario per rallentare il riformarsi delle forme di degrado legate ad agenti atmosferici, esso deve assicurare compatibilità con il materiale lapideo, reversibilità, idrorepellenza e che non alteri il valore cromatico della pietra.

Restauro Chiesa di S. Marcello a Chiarano di Arco (TN) Prima
 
Restauro Chiesa di S. Marcello a Chiarano di Arco (TN) Dopo

Restauro lapide commemorativa di Giacomo Cis da Bezzecca, sita sulla ex strada della Val di Ledro (TN) Prima
 
Restauro lapide commemorativa di Giacomo Cis da Bezzecca, sita sulla ex strada della Val di Ledro (TN) Dopo
 
Restauro dell'altare laterale della Chiesa SS. Fabiano e Sebastiano di Varano di Mori (TN) Prima

Restauro dell'altare laterale della Chiesa SS. Fabiano e Sebastiano di Varano di Mori (TN) Dopo


Pulitura con sistema aereoveicolato a pressione variabile di una statua in arenaria posta sulla cima del tetto della chiesa di Fiavè (TN)


Restauro del campanile della Chiesa romanica di S. Antonio a Pomarolo (TN) Impregnazione a tasche di Silicato di Etile.

Restauro del campanile della Chiesa romanica di S. Antonio a Pomarolo (TN) Misurazione dell'umidita della pietra prima dell'essicazione con sistema monitorato di disidratazione a frequenze micropulsate
 
Restauro del campanile della Chiesa romanica di S. Antonio a Pomarolo (TN) Misurazione dell'umidità della pietra dopo l'essicazione con sistema monitorato di disidratazione a frequenze micropulsate
 


Restauro del campanile della Chiesa romanica di S. Antonio a Pomarolo (TN) Essicazione della colonna in pietra con sistema monitorato di disidratazione a frequenze micropulsate


Restauro del campanile della Chiesa romanica di S. Antonio a Pomarolo (TN) Impregnazione a tasche della colonna in pietra, con Silicato di Etile, dopo il trattamento di essicazione con sistema monitorato di disidratazione a frequenze micropulsate
Restauro del campanile della Chiesa romanica di S. Antonio a Pomarolo (TN) Impregnazione a tasche della colonna in pietra, con Silicato di Etile, dopo il trattamento di essicazione con sistema monitorato di disidratazione a frequenze micropulsate. Dopo 2,5 ore si noto il grado di assorbimento della colonna


Restauro del campanile della Chiesa romanica di S. Antonio a Pomarolo (TN) Ipregnazione con Silicato di Etile in caduta del capitello della colonna


Restauro fontana di Borgo Sacco (TN)


Restauro del campanile della Chiesa romanica di S. Antonio a Pomarolo (TN) Impregnazione a push up system di Silicato di Etile
(Brevetto Ing. R. Madorno)



Restauro del campanile della Chiesa romanica di S. Antonio a Pomarolo (TN) Impregnazione a push up system di Silicato di Etile
(Brevetto Ing. R. Madorno)


Restauro del campanile della Chiesa romanica di S. Antonio a Pomarolo (TN) Microiniezioni di Silicato di Etile


Restauro del campanile della Chiesa romanica di S. Antonio a Pomarolo (TN) Iniezioni di resina epossidica

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