Restauro pitture murali

Dopo accertamenti del tipo e delle cause di degrado, e delle opportune analisi, il primo intervento diretto sull’opera è la ‘pulitura’, a meno che, l’opera, non risulti, coperta da scialbi, i quali spesso in passato, per i più vari motivi, si usava coprire anche interi cicli di affreschi per mezzo di semplici imbiancature, in questo caso il primo intervento sarà il discialbo, operando manualmente sulle superfici, per poi passare all’intervento di ‘pulitura’.
La ‘pulitura’ consente di rimuovere dalla superficie tutto ciò che è estraneo all’opera; è pertanto una fase decisiva del perfetto intervento conservativo.
La pulitura dà la possibilità di avvicinare il dipinto al suo stato originario, d’altra parte, però l’opera ha un suo tempo-vita o comunemente chiamato ‘patina’, che non può essere azzerato.
La pulitura, indipendentemente dal solvente da utilizzare, si basa, essenzialmente con procedimenti ad impacco.
In pochi casi, per particellati depositati sulla superficie, non cocrezionati, come le polveri e il nero fumo, si utilizza una pulitura a tampone, o a secco.
L’impiego d’impacchi è indispensabile per ammorbidire gli strati insolubili che si vogliono rimuovere, evitando così, i metodi meccanici di rimozione, i quali potrebbero rovinare la pellicola pittorica.
Il solvente utilizzato, potrà essere applicato a ‘contatto diretto’, a ‘tampone’, ad ‘impacco’, o con ‘vapor acqueo’; supportato, da ‘carta giapponese’, ‘pasta di cellulosa’, ‘carbossimetilcellulosa’, ‘silice micronizzata’, ‘sepiolite’ ed ‘attapulgite’.
Tolto l’impacco, lo ‘sporco’ rigonfiato deve essere rimosso; si può quindi procedere a tampone o con spugne naturali.
Danni frequenti che si verificano sulle pitture murali, possono essere: polverizzazione dell’intonaco e pellicola pittorica, sollevamenti dell’intonaco e pellicola pittorica, formazione di sacche vuote fra i diversi strati, crepe degli intonaci, lacune di colore e lesioni della struttura, in questi casi si procederà ad appropriati metodi di consolidamento.
Si procederà poi alla ‘stuccatura’, quell’operazione di rivestimento e saldatura che viene eseguita in presenza di lacune di colore, di crepe e fatturazioni dell’intonaco, al fine di ricostruire un insieme continuo della superficie, sia per motivi di stabilità strutturale che estetici.
Infine s’interverrà sulla lettura cromatica delle figure, si procederà in altre parole al ritocco.
Il ritocco, si pone come obbiettivo quello di ricostruire la lettura unitaria ed omogenea di un’opera d’arte alterata, matericamente e cromaticamente con lacune ed abrasioni, venutesi a creare nel tempo.
Questo intervento non deve modificare il valore della ‘patina’ dell’opera, senza naturalmente rischiare di produrre una falsificazione: ogni restauro, infatti, deve avere come proposito esclusivamente la conservazione dell’opera d’arte, mantenendo inalterata l’originalità e il significato di essa. È per questo motivo che l’integrazione, anche se può rendere nuovamente leggibile la pittura altrimenti frammentaria, deve essere sempre differenziata e distinguibile dall’originale.
Un tempo, le cose erano diverse: non apprezzando e tenendo conto dell’originalità, ma privilegiando soprattutto l’estetica dell’opera, venivano eseguite delle ridipinture, ricreando parti mancanti e arrivando a correggere ciò che discordava con il gusto del momento.
Dal dopoguerra è stato introdotto il ‘restauro archeologico’: in altre parole, dopo aver eseguito la pulitura, la pittura rimaneva tale e quale, quindi con tutte le abrasioni, le lacune, con l’ arriccio o addirittura il supporto murario a vista. Comunque tutto va considerato secondo le situazioni, anche al giorno d’oggi, se troviamo frammenti di pittura dispersi in un grande spazio, è consigliabile un restauro di tipo ‘archeologico’.
Oggi l’integrazione pittorica viene eseguita comunemente in quattro modi differenti:
- la ‘selezione’ cromatica viene usata principalmente, quando la lacuna da colmare è di piccole dimensioni, e si hanno elementi formali sufficienti per ricostruire il disegno pittorico.
Questa tecnica consiste nel sovrapporre stesure di colori primari differenti, componendo la cromia che si vuol ricostruire. Si utilizza un piccolo pennello, eseguendo piccoli tratteggi, che seguono l’andamento pittorico dell’oggetto da ricostruire, in modo che i colori, pur sovrapposti, in parte si combinino, in parte rimangano leggermente sfalsati fra di loro, cosicché a distanza ravvicinata si mantengano tutti riconoscibili e perfettamente distinguibili dall’originale, mentre, da lontano, permettono nuovamente la lettura dell’opera.
- l’‘astrazione’ cromatica viene usata, quando non è possibile collegare formalmente la lacuna con la pittura circostante, si compie allora un collegamento cromatico.
Questa tecnica viene eseguita con i colori fondamentali dell’intera opera d’arte: non si scompone più il singolo colore originario della lacuna, ma si scelgono i colori predominanti, generalmente quattro, dell’intera composizione. Anche in questo caso le stesure sono eseguite a tratteggio ma in modo che, dopo la prima stesura di colore che deve ricoprire tutto il bianco del supporto, i colori, partendo dal più caldo al più freddo, s’intreccino fra loro fino a creare una tonalità neutra che si armonizzi con la pittura circostante. L’intervento, se eseguito, deve essere ripetuto in maniera sempre uguale per tutta l’opera.
- il ‘rigatino’, questa tecnica consiste nel reintegrare le porzioni di pellicola pittorica mancante con un tratteggio sottile, ma ben visibile, fatto ad acquarello, con il quale si può arrivare a rendere anche il modellato, con un effetto che, da vicino, ricorda la tecnica dell’arazzo.
Questo sottile “divisionismo”, per cui il tratto della pennellata rimane sempre verticale e diviso, permette di raggiungere, ad una certa distanza, qualsiasi tonalità, sia profonda che leggerissima, salvandone tutte le sfumature meglio che qualsiasi altro colore dato a impasto o a corpo.
Con i colori base si compongono tutti i toni necessari. Trattandosi di colori ad acquarello, il bianco non fa parte generalmente della tavolozza, perché l’intensità delle tinte si genera per successive velature e per trasparenze: i toni luminosi, dunque, non sono ottenuti con il bianco ma con opportune diluizioni, oppure lasciando trasparire completamente il fondo chiaro di preparazione.
Secondo i criteri generalmente seguiti anche negli interventi su elementi figurativi, l’integrazione a ‘rigatino’ è realizzata tracciando una serie di piccoli tratti che integrano i piani e le forme della decorazione dipinta mancante, e saranno:
• Verticali se si deve ricostruire una campitura che rappresenta una superficie piana;
• Obliqui se nell’elemento prevale l’obliquità, come la piega di un manto;
• Orizzontali se si deve integrare una parte in cui prevale l’orizzontalità: ad esempio una cornice o un elemento architettonico;
È essenziale, che la ricostruzione a tratteggio si limiti alle lacune dai contorni nettamente definiti, e che non debordi mai sulle parti consumate dell’originale, che dovranno essere trattate a velature. Il tratteggio in effetti, deve essere considerato come un sostituto della pellicola pittorica mancante, mentre le velature sono un correttivo della pellicola pittorica usurata.
- la ‘velatura’, questa tecnica prevede l’applicazione di strati pittorici leggeri e semitrasparenti nelle lacune di grandi dimensioni, dove una reintegrazione delle figure sarebbe una pura invenzione o comunque una soluzione arbitraria. In tali casi si ricorre all’applicazione, per velature, di una tinta neutra che si accordi al tono generale del dipinto. Tale integrazione è generalmente realizzata con colori ad acquarello o con pigmenti molto diluiti.


Scoprimento e Restauro dipinti di un ex Chiesa ora abitazione privata a Cadine (TN)


Scoprimento e Restauro dipinti di un ex Chiesa ora abitazione privata a Cadine (TN)


Scoprimento e Restauro dipinti di un ex Chiesa ora abitazione privata a Cadine (TN)


Scoprimento e Restauro dipinti di un ex Chiesa ora abitazione privata a Cadine (TN) prima della pulitura; i dipinti erano completamente ricoperti di fuligine

Scoprimento e Restauro dipinti di un ex Chiesa ora abitazione privata a Cadine (TN) dopo la pulitura

Scoprimento e Restauro dipinti di un ex Chiesa ora abitazione privata a Cadine (TN) prima della pulitura; i dipinti erano completamente ricoperti di fuligine

Scoprimento e Restauro dipinti di un ex Chiesa ora abitazione privata a Cadine (TN) dopo la pulitura



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